mercoledì 4 febbraio 2009

engine magnosis

è che poi te ne vai e i quadrati diventano cubi, gli asciugamani bagnati sono così pesanti che ti schiacciano al suolo...e non arrivi nemmeno alle porte per quanto cerchi di strisciare sul pavimento.
E nello specchio le gocce si uniscono e disegnano profili resi dolci dalle assenze.
penso che desiderare quello che non c'è faccia parte della natura umana, e sia allo stesso tempo una grande cazzata.
mi illudo di avere il tuo viso e i tuoi pensieri...quando ho solo il pensiero del tuo viso e di quello che vorrei tu pensassi..
le allucinazioni oggi hanno il sapore del thè e il suono di una chitarra..

domenica 4 gennaio 2009

mi arrendo alle bolle nel cervello.
è che so già l'esatta concatenazione degli eventi che si trascina via tra cornea e neuroni.
le notti insonni come campi da calcio ad accarezzarti con i fili d'erba intrisi di gesso.
ore a tracciare coordinate fra cui perdersi e incastrarsi, inciampando tra i tuoi capelli e le tue dita.
tu che vorresti essere rimasto mentre io mi voltavo per maledire il tuo viso.
mi immagino di rubarti il respiro tutte le notti per chiuderlo dentro le conchiglie.
tornare a casa mentre tu raccogli i miei pensieri sparsi...
per le ore che verranno come carezze con le carezze.
la tua voce si blocca in fondo alla spina dorsale e mi fa tremare...mi ricorda tutto quello che rifarei.
non so più scrivere niente...manderò telegrammi per scusarmi quando non c'è niente di meglio che restare qui.
quando non parli mai penso alla tua voce...

martedì 23 dicembre 2008

è che sono felice perchè in quella stanza c'era per un preciso istante tutto quello che volevo.
sono rimaste sul soffitto le impronte dei nostri piedi e mani.
è che oggi sono felice...

domenica 14 dicembre 2008

ci si siede su un burrone, le gambe penzolanti nel vuoto, e si assiste all'esplosione di una città che abbiamo provveduto personalmente a riempire di mine.
Dall'alto sembra un plastico, col fiume che passa in mezzo.
E non si sente assolutamente nulla. Solo rumore.
Mentre dentro tutto tace, niente rabbia nè paura. Un vuoto clamoroso.
E la consapevolezza che presto quella che era stata la mia città sarebbe diventata la trasposizione esterna di come mi sento.
Fumo nero che sale a colonne...
e sto ferma, ferma, e aspetto sperando che questo vuoto non risucchi anche me..

mercoledì 10 dicembre 2008

have love will travel

decretiamo la giusta lunghezza dei passi per poi perderci nel mare degli abbracci.
decidiamo quanto sia giusto stare lontani per poi perdermi nel tuo pensiero.
ti sei infilato nelle crepe, hai fatto in modo che la mia casa stesse in piedi.
e partirei subito per ovunque pur di non sentire che dentro tutto cede nuovamente.
per non sentirmi viva.
le case mi fanno l'occhiolino.
la città di sera mi sussurra promesse indecenti.
che io coglierei.
che farei finta di non averti mai conosciuto e di essere finalmente leggera per potermi godere quello che mi capita tra capo e collo.
penso che entrare nella vita di qualcuno sia una cosa che va fatta in modo discreto, in punta di piedi chiedendo permesso...non brandendo il manico di un coltello troppo affilato...reggendolo dritto all'altezza della mia gola.
Entri in una casa già sovrapopolata di fantasmi, è giusto che tu lo sappia. Non avrai mai l'esclusiva dei miei pensieri.
sarò sempre e comunque triste in modo scoraggiante (non mi piangoaddossoèundatodifatto).
Sono qui e ti dico che adesso non ci sono.
adesso ho paura e devo pensare ad altro.
adesso devo pensare che è da sette anni che non passo un natale sola, e capire come se ne esce vivi.
col nuovo anno tutto andrà bene e ci sarò.

giovedì 4 dicembre 2008

fade out again

arriva su una panchina imbevuta di stelle, nel mezzo del bosco che grida. Si siede e aspetta, aspetta, aspetta.
Mentre i pianeti fanno il loro giro e qualcuno si dimentica cose che un giorno erano state fondamentali. In quel momento cerca di non aver paura.
e le ferite si autoguariscono e forse un giorno starà bene.
Le pigne cadono lontane, non esistono macchine.
Tutto quello che gli serve se lo porta addosso o ce l'ha davanti.
Si guarda le mani e pensa che potrà farci grandi cose. Sono mani che sanno lavorare, lavare, cucinare, scrivere. Accarezzare, stringere, graffiare. Sono mani che sanno amare.Sanno mentire e , all'occorrenza, fare del male.
Pensa che è tutto quello che possiede. Ed è molto.
I bambini non sanno più fare il girotondo...ma da grandi diventeranno bravissimi.
Sotto il ponte ci si scalda col fuoco acceso nel bidone di latta...
Ed è sempre e comunque buttarsi giù...ad occhi chiusi,,,senza sapere se ti aspetta il vuoto o cos'altro.
La dolcezza del trovarsi soli in una città nuova.
si inghiotte aria, dispiaceri e sospiri davanti a un nuovo inizio che ti deve trovare sprovvisto di paure o bravissimo a nasconderle.
Il bosco tace e la mente urla...Sa di non avere più la possibilità di mentire perchè ingannerebbe solo se stesso e non può permettersi di farlo.
Le grida rimbalzano sempre sulle pareti troppo vicine...mai che qualcuno passi nella strada ad ascoltarle.
Non riesce più ad essere bugiardo...si chiede come gli sia sempre venuto così facile...
e ancora una volta si trova daccapo...e ancora una volta tutto ciò per cui ha lottato si è rivelato temporaneo e mutevole...
il vento porta via veloci le nuvole, sulla cima un crocifisso in metallo sfida le intemperie e non darà mai rifugio a nessuna anima..
tutte le prese di posizione si sono rivelate inutili e sbagliate...
succede tutto ancora
succede tutto ancora, e il fulmine se ne frega di chi tu sia e da dove venga...il fulmine ti chiede solo se riesci a correre più veloce di lui...

mercoledì 3 dicembre 2008

every time you speak her name....

Portatemi via, portatemi via, portatemi via…
Se questo cielo spaccato è tutto quello che mi trascino, potrei rinunciarci.
Ho visto figure nere rannicchiate dietro i muretti di questa città di notte…mi facevano paura, non capivo chi fossero né cosa volessero…mi dicevano che stava per piovere, che dietro l’angolo mi aspettava qualcosa di brutto…volevano che mi guardassi alle spalle,volevano che non credessi più a niente…
E così non ho creduto nemmeno a loro….
sembra che nella mia testa ci sia una guerra fredda tra il bene e il male…i miei pensieri seguono ancora un’anacronistica strada manichea che io , personalmente, non condivido affatto.
Ho raddrizzato le curve per ingannare lo specchietto retrovisore e distrarre quei luridi cani che sono i miei pensieri…ma non ho ottenuto niente…
Adesso, adesso proprio qui c’è qualcuno/qualcosa che mi fa del male pur non essendoci..
Incominciano a formarsi le crepe…come nella terra arida…
Una volta ho visto un contadino piangere guardando il cielo….stava per piovere…e gli alberi li scuoteva il vento…
Questi miei giorni sono sulla terra di confine …penso che tutto potrebbe scomparire in un soffio…che niente resisterà all’acqua…e dio solo sa quanto pioverà…
Guardo i voli per berlino, guardo le stanze in affitto….vorrei partire lasciandomi qui…
I miei nemici storici crollano e mi sembra di essermi inventata tutto, di aver vissuto così male nell’ultimo anno solo per mie paranoie.
A volte penso davvero di avere qualche problema in più dei matti con cui lavoro, che almeno loro vivono la loro condizione in uno stato di piena consapevolezza, loro ammettono le difficoltà che hanno…
E il cielo tesoro è quello nero di sempre, che un tempo mi piaceva guardare dalla finestra con te accanto…nel tepore delle mattine che lasciavano il posto al pomeriggio con la stessa facilità dello scorrere del ruscello…e un tempo quando avevo questi pensieri così tristi potevo chiamarti e tu fingevi sempre che andasse tutto bene…mettevi in fila i miei brutti pensieri, ne facevi collane che poi legavi al tubo di scappamento delle macchine…volevi che la mia paranoia girasse il mondo…tutto purchè se ne andasse…
Sapevi cosa dire e cosa non dire. Come e quanto stringermi.
Erano tempi diversi…in cui avevo cieca fiducia nei miei desideri e nelle tue reazioni…quando ero contenta che solo tu potessi sfiorarmi
Era bello il mio mondo prima che facessi esplodere la bomba.

giovedì 27 novembre 2008

i muri di Tel Aviv

Saranno i colori che stiamo respirando sul limitare di questi giorni…sarà che arrendersi sta diventando tremendamente piacevole a tratti necessario.
Ti percorro con le dita come si percorrono le strade di una città in macerie. La musica è sempre quella di un piano che suona incessante per le vittime dei nostri scambi di opinione. Concorsi molto poco amichevoli di colpe.
E’ la guerra.
La solitudine è un assedio, la rabbia è un assedio, la distanza è un assedio.
E nella strada non si vedeva nulla perché c’era troppa nebbia.
Avrei dovuto bere di più pensando a quando mi sarebbe venuta sete.
I bambini vanno tenuti per mano quando hanno paura del buio.Mi dovresti tenere per mano quando vedi che ho freddo.
Abbiamo temporaneamente alzato la bandiera bianca.
È quasi bello.
Non mi bastavano due occhi per riempirmi di sicurezza quando poi arrivava l’alba.
Sarà colpa del tempo.
Il mio rapporto con le attese e i tuoi ritorni dalla guerra.
Avevi sempre paura che fossimo troppo vicini alle finestre.
Il tuo non avere fretta e il mio correre veloce.
In alto i cuori sempreecomunque.
Abbiamo rubato le ore alla risacca delle onde, muovendoci tranquilli sapendo che le nostre impronte sarebbero state cancellate dal mare.
Un treno fischia lontano mentre attraversiamo la strada portando avanti una bellissima recita.
Gli sguardi dei passanti riflettono un’immagine sempre diversa da quello che siamo.
Si apre il possibile, bisogna stare al gioco, non aver paura e non provare niente.
Di solito i miei pensieri sono un’autostrada a tre corsie che mi molesta il cervello…e tu come un bravo ammaestratore hai fatto tacere tutto…
E poi di colpo, sentivo la musica.
Cerchi un gioco pulito mentre la città s’incrosta e i bimbi giocano a calcetto falciandosi le gambe..
Mi costringi a guardare dritto, cerchi di arginare le mie fughe analizzando cosa nascondono.
E poi di colpo era notte e bisognava stare più vicini per non sentire il freddo, si poteva parlare più piano.
Abbandoniamo l’onore davanti alla chiesa, in una cesta di vimini…sperando che la pietà dei facoltosi se ne occupi…diamo pure agli altri quello che non serve a noi.
E poi improvvisamente ci siamo preoccupati della pioggia, come statue di sale.
((Come mi sento?
Quando dalla barca videro le luci della costa ,la gioia li avvolse, increduli di essere vivi…con le labbra spaccate dal sole e dalla sete…coi troppi fantasmi adagiati sulle spalle e la voglia di ricominciare…e l’elemosinare era ancora lontano, la paura degli spari ancora troppo vicino….ecco come mi sento stasera..))